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Pubblichiamo un commento all´articolo pubblicato nel blog
Pubblichiamo una risposta del dott. Algranati, a seguito di una serie di post sul blog NOTIZIE PRO LIFE http://veritaevita.blogspot.com/2010/08/unagenda-bioetica-o-le-solite-bufale.html
Egr. Dr. .......,
Sono un medico e, anche se non metto in dubbio la Sua buona fede, mi trovo completamente d’accordo con quanto asserisce il dott. Rocchi.
Con l’occasione desidero sottoporre alla Sua attenzione alcuni aspetti “medici” della legge 194/78 che mi sembrano particolarmente importanti:
1) La legge 194 (come le altre leggi permissive in materia d’aborto del mondo occidentale) non è stata richiesta dai medici, né in particolare dai ginecologi, ma è stata voluta esclusivamente dai politici. La ragione è che, già negli anni ’70, erano quasi completamente scomparse le indicazioni all’aborto terapeutico (inteso come mezzo assolutamente indispensabile per salvare la vita della madre o per evitare danni gravissimi alla sua salute) grazie allo straordinario sviluppo della medicina avvenuto a partire dagli anni ’50. Anche la mortalità per aborto clandestino era molto rara ( circa 30 decessi all’anno, lo 0ƺ% della mortalità femminile in età feconda). Per quei casi rarissimi in cui, per ragioni mediche, l’aborto terapeutico era assolutamente indispensabile, questo era legalmente possibile anche prima della legge 194 ricorrendo all’articolo 54 del codice penale (stato di necessità). Negli anni ’70, quindi, i medici italiani non chiedevano un allargamento delle indicazioni dell’aborto legale ma nuove leggi che permettessero i trapianti d’organo. Queste sì erano necessarie per salvare delle vite umane, non la legge 194.
2) La legge 194, mai richiesta dai medici, è stata invece tenacemente voluta dai soli politici esclusivamente per motivi ideologici. Le ideologie che promuovono le leggi abortiste, entrambe di origine anglosassone, sono:
a) l’ideologia femminista radicale che vede nella scelta della donna (choice) fra proseguire o abortire un suo diritto irrinunciabile per la parificazione della donna rispetto all’uomo e alla società.
b) L’ideologia antinatalista neomaltusiana che ispira la potentissima IPPF ( International Planned Parenthood Federation) che, ha partire dal 1969, promuove in tutto il mondo leggi permissive in materia di aborto con lo scopo di abbattere, anche con questo mezzo, la crescita della popolazione mondiale. Fin dall’inizio degli anni ’70 questa politica è fortemente sostenuta e finanziata dai Presidenti Democratici degli USA, da numerose fondazioni nord-americane ed è stata sponsorizzata dall’ ONU tramite l’UNFPA (United Nations Fund for Population Activities), e dall’Unione Europea.
3) Per promuovere la legge 194, negli anni ’70, i politici (Pannella in testa) hanno ipocritamente assunto il ruolo di difensori e promotori della salute delle donne. Secondo loro era indispensabile approvare una legge permissiva in materia di aborto legale perché ogni anno in Italia morivano per aborto clandestino 20000-25000 donne. Queste cifre sono state divulgate da giornali come il Corriere della Sera e La Stampa e sono state riportate anche in tre disegni di legge depositati in Parlamento nel 1972. Se queste affermazioni fossero state vere la Soc. Italiana di Ostetricia e Ginecologia e anche la Magistratura se ne sarebbero accorte ben prima dei politici. Cifre assurde, allora mai ufficialmente smentite né dalla Società di Ostetricia e Ginecologia né dai competenti organi della Magistratura. Queste menzogne inaudite hanno però contribuito potentemente all’approvazione della legge 194.
4) La sentenza della Corte Costituzionale n° 27 del 12/ 2/ 1975 afferma la liceità costituzionale del solo aborto terapeutico diretto a proteggere non solo la vita, ma anche la salute della madre. La sentenza però precisa: “…… ritiene anche la Corte che sia obbligo del legislatore predisporre le cautele necessarie per impedire che l´aborto venga procurato senza seri accertamenti sulla realtà e gravità del danno o pericolo che potrebbe derivare alla madre dal proseguire della gestazione……. ". Perciò non sono costituzionalmente ammissibili né l’aborto a semplice richiesta della donna nei primi 90 giorni di gravidanza, né l’aborto eugenetico. Come ha fatto allora il legislatore a legalizzare “di fatto” l’aborto a richiesta e l’aborto eugenetico? Ha regolamentato per legge il solo aborto terapeutico, stabilendo però che nei primi 90 giorni di gravidanza è la sola donna che, a suo insindacabile giudizio, valuta se l’aborto è necessario per la sua salute fisica o psichica e decide di richiederlo al Sevizio Sanitario, che è obbligato ad eseguirlo. Nel caso di “rilevanti anomalie o malformazioni” l’aborto è legale fino alla 24a settimana di gravidanza perché mettere al mondo un figlio malato o con una malformazione rappresenta un “pericolo” per la salute, anche solo psichica, della madre persino quando la malformazione o la malattia potrebbero essere corrette o guarite prima o dopo la nascita.
Conclusione: In trent’anni sono stati eseguiti in Italia cinque milioni di aborti, tutti “formalmente terapeutici”, per salvaguardare la salute fisica e psichica della madre, in un’epoca in cui il progresso della medicina ha quasi del tutto azzerato la necessità del vero aborto terapeutico e permette di tutelare la salute delle donne e dei nascituri in modo ben diverso . Al contrario i politici, con la legge 194/78 e con la collaborazione dei medici non obbiettori, sono riusciti ad uccidere un numero di vite umane superiore a quello che, nello stesso periodo di tempo, ha ucciso il cancro. Non pensa, dr. Privitera, che questo sia un fatto umanamente e scientificamente inaccettabile, e che in questo campo la medicina sia diventata serva dell’ideologia?
Cordiali saluti
Dr. Roberto Algranati
Il Movimento per la Vita Italiano attacca Verità e Vita
Pubblichiamo il testo integrale di un documento emanato dalla giunta esecutiva del Movimento per la Vita Italiano il 21/06/2010.
"La Giunta esecutiva del Movimento per la vita italiano avverte che da tempo si va svolgendo un’attività di denigrazione del Mpv e della sua dirigenza, attraverso comunicati stampa, convegni e articoli sul Web. L’iniziativa proviene da soggetti che affermano di avere a cuore la difesa della vita, come l’associazione denominata “Verità e Vita”, e ciò procura stupore e amarezza. In quel comitato militano persone che in passato hanno fatto parte del Mpv e ora lo aggrediscono come se la linea di azione seguita dai suoi organi statutari rappresentasse un cedimento rispetto agli ideali. Da ultimo, si sono levati attacchi diretti alla persona del Presidente.
Respingiamo con forza queste accuse ingiuste e ingenerose. Non possiamo confondere, ad esempio, la denuncia della legge 194 sull’aborto con il problema della legge 40 che ha arginato il far west della provetta. L’assimilazione che ne fa il Comitato è improvvida. La linea seguita dal Mpv, scelta dall’Assemblea e dal Direttivo Nazionale, con metodo democratico, si è trovata in totale sintonia con la Conferenza episcopale e il mondo ecclesiale.
Attestiamo al presidente del Mpv, verso il quale si sono indirizzati attacchi esterni, la nostra profonda stima, la solidarietà e la gratitudine per l’opera che costantemente svolge, anche in sedi istituzionali, in Italia e in Europa, in favore della vita.
Riaffermiamo con chiarezza la totale fedeltà del Mpv agli ideali professati, che abbracciano non solo il contrasto e il superamento dell’iniqua legge 194, ma l’aiuto e la protezione della vita contro l’insidia di ogni manipolazione eviolazione, dal concepimento alla morte naturale. E rammentiamo che lanostra ispirazione di fondo, che dà vigore e garanzia al nostro agire, resta attenta al magistero della Chiesa.
Chiediamo agli associati del Mpv di fare attenzione ai rapporti che Verità e Vita volesse proporre: è evidente che non può accettarsi nessuna confusione o assimilazione. Loro possono avere, sulla vita, una visione discorde dalla nostra, ma se per loro mezzo la discordia cerca di penetrare fra noi, abbiamo il dovere di difendere fino in fondo la nostra identità.
Giuseppe Anzani
Roberto Bennati
Pino Morandini
Lucio Romano
Antonella Diegoli
Paola Mancini
Bruna Rigoni
Andrea Taddeo"
Pubblichiamo un importante commento di Caius, pubblicato sul sito di Libertà e Persona
Da tempo il Movimento per la Vita italiano soffre di rivalità interne che ne paralizzano l´azione e l´efficacia. Purtroppo tutto ciò fa molto male, ma è forse venuto il momento di dire cosa non funziona!
Da troppi anni il Movimento ha lo stesso presidente, Carlo Casini, i cui indubbi meriti sono però oscurati da una concezione quasi personalistica del Movimento stesso. Sembra, insomma, che Casini si ritenga insostituibile, e che non voglia mai aprire ad altri, magari più giovani.Così negli anni chi frequenta il Movimento ha visto che chiunque osasse pensarla diversamente dal presidente è stato accantonato, emarginato, messo da parte, talora additato. Si sono fatti da parte Migliori, storico presidente, il fondatore del telefono verde, Giuseppe Garrone, il fondatore del progetto Gemma,Silvio Ghielmi, il fondatore del primo Cav, l´ing. Rocchi di Firenze.Tutti più o meno in scontro con la gestione personalistica di Casini. Nel frattempo, le giovani "promesse", non sono state aiutate, né accolte, quasi che chiunque valga qualcosa, venga visto come un impiccio e un possibile concorrente.La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la visione della politica di Casini, che da una parte dice di non voler coinvolgere il Movimento nella politica, dall’altra è europarlamentare dell’Udc, ed ha persino utilizzato la sede del Movimento, alle ultime elezioni, per fare la sua campagna elettorale.La cosa non è mai piaciuta a molti, perché se il presidente del Movimento è di un partito, come potrà parlare liberamente quando il suo partito, spesso così ipocrita, non difende la vita?Alle ultime regionali il Movimento centrale ha fatto giustamente campagna contro la Bonino, ma la posizione è stata molto più ambigua riguardo alla Bresso, che condivide le idee della Bonino, ma era peròcondidata col sostegno dell’Udc ( e con imbarazzanti elogi di parte di Rocco Buttiglione, ambiguo politico avezzo al colpo al cerchio e a quello alla botte con incredibile leggerezza). Ci saremmo tutti aspettati una pubblica presa di posizione di Casini su questo iniquo apparentamento, e invece non è arrivata…non solo: Casini ha pure voluto rimbrottare il Movimento per la Vita piemontese, che invece, e giustamente, aveva preso una posizione chiara, a favore di un pro life sincero come Roberto Cota.
Si legga qui sotto la lettera di Marisa Orecchia al riguardo:Caro Casini, In merito alle accuse rivolte, nel corso dell’ultimo Consiglio direttivo del MPVI ( 19/20 marzo), a Federvita Piemonte ti invio alcune mie doverose considerazioni.In Direttivo è stata assai stigmatizzata l’iniziativa di Federvita Piemonte per la quale, dopo aver diffuso, durante la campagna elettorale per le elezioni regionali del 28/29 marzo, un comunicato stampa per denunciare la politica contro la vita e la famiglia attuata dalla candidata Mercedes Bresso nei primi cinque anni di carica a governatore del Piemonte, avevo sottoscritto, assieme a Maria Paola Tripoli, rappresentante del volontariato piemontese, Massimo Introvigne, sociologo di chiara fama e Mauro Ronco, esimio penalista, già componente del CSM, un “Patto per la vita e la famiglia” proposto da Roberto Cota, candidato alla presidenza della regione Piemonte, in cui egli assicurava, se eletto, tutela e sostegno a vita e famiglia, con impegni specifici e ben precisi.In Direttivo hai dichiarato a parer tuo “inopportuno che Federvita Piemonte abbia sottoscritto assieme ad esponenti di Alleanza Cattolica un Patto con Cota senza un preventivo accordo con la Federazione Nazionale, marcando così la sua autonomia in una materia assai delicata nella quale la linea del Movimento è sempre stata quella di inviare un messaggio ai candidati e di rendere note le risposte, in modo da orientare il voto degli elettori, non quello di stringere veri e propri patti elettorali”.Ritengo opportuno precisare quanto segue:- Il “Patto per la vita e la famiglia” di un candidato disposto ad un impegno preciso sui “valori non negoziabili” offriva l’occasione a Federvita Piemonte di divenire parte attiva nel proporre, suggerire, sostenere, in caso di elezione del candidato Cota, misure concrete per la vita e la famiglia. Impegni precisi per la vita, “dal concepimento alla morte naturale e per la famiglia monogamica ed eterosessuale, fondata sul matrimonio”, non le solite, generiche assicurazioni che abitualmente ci giungono dai candidati in vista delle elezioni. - Trattandosi di elezioni regionali, è parso opportuno che la questione venisse mantenuta a questo livello: i sottoscrittori del patto avrebbero avuto modo di intervenire, quali garanti del patto, per seguire e monitorare le politiche in attuazione dello stesso. Federvita Piemonte, associazione di secondo livello comprendente i MPV e i CAV piemontesi, costituitasi nel 1991, iscritta nel registro regionale ai sensi della legge regionale 38/94 (in attuazione della legge quadro sul volontariato 266/91) possiede per statuto una sua autonomia operativa e, ispirandosi ovviamente agli ideali del Movimento per la Vita Italiano cui è unita da vincolo federativo, “persegue tutte quelle iniziative che, a livello di legislazione, di cultura, di costume, di assistenza, di opinione pubblica, sono idonee a promuovere la tutela della vita umana” (art.1), attraverso “ogni pubblica iniziativa, compreso l’uso di qualunque mezzo di divulgazione volto a favorire l’affermazione di una cultura di vita e di solidarietà concrete (art.2)”.A pieno titolo perciò Federvita Piemonte ha agito in questa occasione, nel rispetto di obiettivi comuni e condivisi. Un’ultima, ma non meno importante, considerazione ha trattenuto la questione del “Patto per la vita e la famiglia” a livello regionale: la deplorevole alleanza che in Piemonte l’UDC, partito per il quale sei stato ripetutamente candidato e infine eletto al Parlamento europeo, ha stretto con Mercedes Bresso.Avrebbe, un esponente dell’UDC, quale indubbiamente tu sei, potuto concludere, senza qualche imbarazzo, un patto con Cota? Ma venendo alle accuse specifiche, per le quali hai chiesto al Consiglio Direttivo, privo per altro del numero legale, come ti ho già fatto notare, di deliberare l’intervento del collegio dei probi viri, preciso quanto segue: Rigetto fermamente le accuse di irregolarità nelle elezioni del consiglio direttivo di Federvita Piemonte, svoltesi l’anno scorso, verbalmente lanciate (a distanza di un anno!) dai consiglieri Boero, Larocca, Tibaudi, Vergani .Nel corso dell’assemblea ordinaria di Federvita Piemonte, tenutasi a Torino il 24 aprile 2010, relazionando sul deliberato intervento dei probi viri e respingendo dettagliatamente ogni accusa, ho dichiarato che tutto il materiale relativo alle stesse elezioni è disponibile in visione per chiunque ne faccia richiesta e che ne abbia titolo (presidente di CAV, di MPV appartenente a Federvita Piemonte o suo delegato), ai sensi della normativa vigente. L’Assemblea ha espresso solidarietà e approvazione.Mi duole sottolineare tuttavia che queste accuse, estremamente gravi, hanno provocato illazioni, sospetti, dubbi che giungono a configurarsi in alcuni casi come vere e proprie calunnie, gettando fango sul mio nome e su quello di persone che hanno dedicato se stessi, la propria vita, le proprie risorse, il proprio tempo , in un impegno decennale per promuovere la cultura della vita e per salvare bambini dall’aborto volontario, senza averne in cambio null’altro che la consapevolezza di aver compiuto il loro dovere.Questa mia lettera altro non è che un tentativo di difesa , povero assai per altro, contro il discredito provocato dalle accuse di cui sopra. Ed eccomi adesso all’ultimo punto, quello per cui al collegio dei probi viri è stato dato mandato di “esporre in un rapporto la propria valutazione in relazione all’adesione e al sostegno di Federvita Piemonte all’Associazione denominata Verità e vita”, in virtù del quale lo stesso collegio richiede a Federvita Piemonte “ una dichiarazione con la quale Federvita Piemonte si dissocia totalmente dalla linea assunta, nel passato e nel presente, dal Comitato Verità e Vita in materia di inizio e fine vita”.Richiesta evidentemente non ammissibile per questi motivi:-Federvita Piemonte, in quanto tale, non ha mai dato sostegno o adesione a Verità e Vita cui non si è mai associata in alcun modo. Soltanto alcuni membri di Federvita Piemonte, singolarmente e a titolo personale, fanno parte anche di Verità e Vita Il Direttivo di Federvita Piemonte ha sempre operato con fedeltà e coraggio nel perseguire gli obiettivi indicati dal suo statuto, per promuovere ad ogni livello la cultura della vita, la prevenzione dell’aborto volontario e il sostegno alle madri in difficoltà.- Né lo statuto di Federvita Piemonte né quello del Movimento per la vita italiano impongono ai soci l’esclusiva appartenenza agli stessi, né potrebbero ovviamente pretenderla senza una gravissima violazione della libertà dei soci stessi nonché della normativa relativa alle associazioni di volontariato e a quelle di promozione sociale tra cui l’una e l’altra associazione si colloca. Verità e Vita non è un’associazione a delinquere da cui sia doveroso prendere le distanze.E’ un’associazione pro life i cui obiettivi ( statuto visibile su www.comitatoveritaevita.it) coincidono con quelli di Federvita Piemonte e del Movimento per la Vita italiano. Possono variare le linee strategiche, le opinioni e le scelte sulle iniziative atte a tali obiettivi perseguire, così come accade nel vasto panorama delle associazioni pro life che popolano l’orizzonte del nostro Paese. Che sono ricchezza, pur nella diversità dei carismi e della operatività, e che, a modo loro, secondo la loro sensibilità, cercano di veicolare in mille rivoli la cultura del rispetto per la vita. Nella relazione tenuta all’assemblea nazionale del Movimento per la vita italiano, nel 2008 a Chianciano, scrivevi (pag.7, paragrafo “La funzione unitiva”) “Infine continuo a sentire come una ferita l’autonomia di Verità e Vita che ormai si sente estranea al Movimento per la vita (…) Analogo sentimento provo quando leggo ogni tanto di comitati per la famiglia o per un nuovo femminismo”.Se davvero il tema della tutela della vita nascente, di quel bambino che cerchiamo senza posa di mostrare a tutti quando è ancora embrione invisibile, è tema che unisce, come andiamo ripetendo da sempre, credo che compito irrinunciabile sia quello di intessere rapporti e collaborazioni con tutti coloro che a ciò si impegnano, senza la pretesa di avere l’esclusiva né di rappresentare tutti.Ogni apporto è prezioso, considerata la portata e la grandezza dello scopo. Quanto al rischio di confusione che deriverebbe dalla mia doppia carica di presidente di Federvita Piemonte e di vice presidente di Verità e Vita, entrambe associazioni pro life con gli stessi obiettivi, mi sembra di poter affermare tranquillamente che tale rischio è inesistente: ho iniziato trent’anni fa a dedicarmi all’accoglienza della vita nascente nel Centro di Aiuto alla vita della mia città, nonostante impegni familiari non da poco (sette figli da crescere e la professione di insegnante) e via via ho incontrato altre associazioni pro life con le quali tuttora collaboro (con scritti, relazioni, trasmissioni radio etc.), senza che ciò mai abbia dato adito a confusioni sugli obiettivi perseguiti. Il rischio di confusione è indubbiamente reale invece per la tua doppia carica di presidente del Movimento per la vita italiano e di esponente politico del partito dell’UDC. Se tale situazione era in qualche modo accettabile al tempo della prima repubblica, quando un solo partito rappresentava il mondo cattolico e, bene o male, ne esprimeva le istanze, appare oggi addirittura insostenibile per coloro che, appartenenti al Movimento per la vita italiano, aderiscano ad un partito diverso. Il legame che, attraverso di te, si viene a stabilire tra Movimento per la vita e UDC non favorisce il nostro Movimento, stante, in aggiunta, l’opportunismo di cui ha dato prova questo partito, che pretendendo di incarnare valori cattolici, ha stabilito, nelle recenti elezioni regionali, alleanze con candidati che li negano Carica politica e presidenza di un’associazione sono generalmente considerate incompatibili: Paola Binetti e Luisa Santolini, tanto per restare nell’ambito di associazioni di cui fa parte anche il MPVI, si sono con correttezza dimesse rispettivamente dalla presidenza di Scienza e Vita e del Forum delle Associazioni familiari, una volta elette al Parlamento. Ti saluto.Alessandria, 22/5/2010Marisa Orecchia Presidente di Federvita Piemonte___________________riferimenti:http://www.libertaepersona.org/dblog/articolo.asp?articolo=1844http://www.federvitapiemonte.it/html/home.php
Stava per essere lanciata e offerta al sostegno della comunità nazionale: il PROGETTO GEMMA. Adozione Prenatale a Distanza.
Era il 7 maggio 1994. Al cimitero di Mesero il prof. Michel Schooyans, instancabile, autorevole combattente per la dignità e la vita dell´uomo, celebrava l´Eucaristia, visibilmente commosso, sulla tomba di Gianna Beretta Molla, da pochi giorni proclamata beata da Giovanni Paolo II.
Erano con lui Francesco Migliori, Silvio Ghielmi, Mario Paolo Rocchi, Giuseppe Garrone. Sul finire del "93 essi avevano ideato e messo a punto quell´iniziativa che stava per essere lanciata e offerta al sostegno della comunità nazionale: il PROGETTO GEMMA. Adozione Prenatale a Distanza.
Un progetto che ha strappato all´aborto migliaia e migliaia di concepiti, sollevando da situazioni di estrema emarginazione e solitudine le loro madri. Un progetto che accomuna ancora oggi in tutta Italia adottanti e concepiti, tramite i Centri di Aiuto alla Vita che ne accolgono le mamme.
Cinquanta milioni – di euro – per la vita nascente, nel silenzio, l´anonimato, la gioia delle nascite!
Non sarà che Santa Gianna ci ha qualcosa a che fare?
7 maggio 2010
Proponiamo un Comunicato stampa di Due Minuti per la Vita
L"Associazione Due minuti per la vita si unisce al giusto coro di condanne, provenienti da personalità politiche ed ecclesiastiche nei confronti dell´episodio verificatosi a Rossano, in provincia di Cosenza, dove – secondo quanto si apprende dagli organi di stampa – un neonato di ventidue settimane è stato lasciato agonizzante in ospedale per diverse ore, fino all´avvenut o decesso , in seguito ad un parto prematuro indotto al fine di provocare la morte del bambino malformato.
Mentre si auspica il celere ed efficace intervento dell´autorità giudiziaria non si può omettere di ricordare la drammatica verità che l´aborto costituisce sempre un omicidio , anche quando la vittima è “invisibile” perché di pochi giorni o poche settimane.
L"Associazione intende squarciare con forza il velo di ipocrisia che già viene steso sulla vicenda con l´unica preoccupazione di “verificare che la legge sia stata rispettata”, attribuendo la gravità del gesto al fatto che il neonato sia stato lasciato morire su un tavolo di ospedale. Ma quale differenza intercorre tra un bambino ucciso nell´utero materno e un bambino, della stessa età, lasciato morire in un locale ospedaliero? La dignità di una persona dipende forse dal luogo in cui si trova?
La gravità della vicenda non deve – a meno di non voler abbracciare un patetico strabismo perbenista – essere commisurata al luogo in cui è avvenuta ma deriva dal fatto abortivo in sé, considerato nella sua reale portata, che rappresenta un"uccisione cosciente e deliberata di una persona innocente ed indifesa. Uccisione, anche con intenti eugenetici, che nel nostro paese è resa lecita dal 1978, in seguito all´approvazione della legge 194.
Se infatti, formalmente, la legge 194 prevede che « quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto […] il medico che esegue l´intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto » (art. 7) è innegabile che quanto successo nel C osentino non costituisce un fulmine a ciel sereno nel panorama italiano, in cui tutt o lo spirito e l´ideologia della legge abortista – che in Italia ha già provocato oltre cinque milioni di bambini uccisi – è nel senso di un radicale odium vitae , laddove la madre diventa la detentrice di un vero e proprio potere di vita e di morte sulla creatura che vive dentro di lei.
L"aborto è sempre un omicidio , indipendentemente dal l´età gestazionale e dal luogo in cui avviene . Solo ripartendo da questa verità si potrà combattere e contrastare la « cultura della morte » che impera nel nostro paese da oltre trent"anni.
Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299 – 10121 Torino
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