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Legge 40

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La produzione di esseri umani in provetta è una pratica fallimentare. Lo confermano i dati contenuti in un documento al di sopra di ogni sospetto: la relazione diffusa in questi giorni dal Ministro Livia Turco, che fotografa l’andamento della legge 40 del 2004. Anche se i numeri sono di solito noiosi, qui varrà la pena di mettere nero su bianco qualche cifra. Nel 2005 sono giunti alla nascita 6.231 bambini prodotti con le tecniche di PMA. Si tratta di un esigua pattuglia di fortunati, perché moltissimi dei loro fratelli hanno subito ben altra sorte: dei circa 71mila embrioni di uomo prodotti nel 2005, ben 65.000 sono morti, o in vitro o dopo il trasferimento, per mancato attecchimento nel corpo della madre. La relazione del Ministro Turco conferma un dato che sapevamo già da anni: e cioè che il 90% degli embrioni prodotti è destinato immancabilmente a morte certa. In altri termini, si sacrificano scientemente molti figli, usati come mezzo per ottenere che qualche fratello nasca. Nella relazione ministeriale si scoprono anche aspetti sbalorditivi: in 39 casi le donne — dopo essersi sottoposte alla fivet — hanno fatto ricorso all’aborto volontario, come previsto dal combinato disposto della legge 40 e della legge 194. Dunque: prima i figlio ad ogni costo; poi, l’eliminazione di quello stesso figlio.Molti lettori resteranno interdetti di fronte a questo bilancio fallimentare, pensando che in Italia abbiamo una legge tendenzialmente restrittiva rispetto a quelle in vigore all’estero. Certo, la legge 40 introduce alcuni importanti divieti: su tutti, quello che impedisce la fivet eterologa, o quello che vieta il congelamento di embrioni. Ciò non toglie, però, che le tecniche di PMA, anche se praticate a norma della legge vigente, sono disumane. Dal punto di vista dell’embrione, nella fivet omologa (che è proprio quella consentita dalla legge) si verificano gli stessi tragici effetti di qualsiasi procreazione extracorporea: scarse percentuali di successo per la madre (intorno al 20 per cento, ma anche molto meno man mano che aumenta l’età della gestante); scarsissime percentuali si successo per il concepito (10 nati su 100 prodotti, quando va bene); problemi di prematurità e di nascita sottopeso per i figli della provetta; problemi di salute per la donna (più di 800 casi secondo la relazione Turco). Questa inaccettabilità di ogni fivet va denunciata con coraggio, senza farsi paralizzare dalla preoccupazione di difendere la legge vigente. Capita invece sempre più spesso che il dibattito sulla fivet sia ”ingessato”: da un parte, quelli che vogliono cambiare la legge in peggio, e che la contestano con argomenti infondati; dall’altra parte, quelli che, per impedire il peggioramento della legge, la difendono come se fosse buona e giusta. Ma una legge che regolamenta l’eliminazione di decine di migliaia di embrioni non può essere giusta. Occorre recuperare al più presto una visione più completa che, senza rinunciare a un sano realismo della politica, eviti però di inscenare una vera e propria ”apologetica” della provetta legale. Con il risultato diseducativo di diffondere nelle comunità cristiane - o nella testa di certi medici cattolici — l’idea secondo cui ”la fivet omologa è moralmente lecita”.E’ ovvio che i tentativi di scardinare alcuni divieti contenuti nella legge 40 o nelle Linee Guida, devono essere respinti e rimandati al mittente con energia. Ma nel fare questo, non bisogna nascondere la verità: e cioè che le madri e i figli non meritano un esperienza terribile come quella della provetta, anche quando questo avviene dentro i confini della legge vigente. E’ un messaggio culturale prima ancora che giuridico. Chiediamo che si faccia almeno quanto avviene per le sigarette: che si dica che la fivet (omologa), anche se è legale, ”fa male”.Per altro, la legge 40 avrebbe bisogno, semmai, di un giro di vite ulteriore, a cominciare dalle linee guida. Nei giorni scorsi ho presentato alla sala stampa di Montecitorio, insieme ad altri esperti di bioetica, un corposo dossier che contiene una serie di modifiche da apportare al testo del regolamento attuativo della legge 40. La proposta — presentata anche al Ministro Turco e all’Istituto superiore di sanità — chiede fra l’altro che l’Italia introduca una moratoria della tecnica ICSI, che ha dato esiti fallimentari sia per la madre che per gli embrioni; che si stabilisca un tetto di massimo tre tentativi di PMA per ogni donna, visto che attualmente non esiste alcun limite; che si riducano il numero di embrioni da produrre a uno solo (oggi sono tre) nelle donne giovani. Insomma: proposte concrete che, senza pretendere di vietare le tecniche di fecondazione extracorporea, rendano meno tragico il bilancio di queste sperimentazioni sull’uomo.Mario Palmaro - docente di Filosofia del diritto, Università Europea di Roma
Presidente nazionale Associazione Verità e Vita

 

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Non abbiamo ancora finito di leggere le 101 pagine della relazione ministeriale sulla legge 40 e dobbiamo dire che sono ardue anche per chi un po’ di numeri se intende o è abituato a darne.

Valutiamo in questa sede solo i dati relativi alle tecniche di fecondazione in vitro (principalmente FIVET e ICSI, sia con gameti freschi, sia con l’utilizzo di gameti o embrioni scongelati): quindi ahimè le prime 10 pagine della relazione della Ministra Turco.

I centri autorizzati per queste tecniche sono in Italia 198, ma i dati riguardano solo 169 centri (gli altri hanno iniziato l’attività dopo il 2005 o non hanno fornito i dati richiesti). I numeri assoluti che si espongono sono, quindi, inferiori in una certa percentuale (forse il 10%) rispetto a quelli reali.

Il primo criterio per valutare i dati forniti dal Ministro per la Salute è senza dubbio per noi quello della tutela dei concepiti, ai quali la legge 40 ”assicura i diritti” unitamente a quelli degli altri ”soggetti coinvolti”.

 

1. GLI EMBRIONI PRODOTTI CON LE TECNICHE DI FECONDAZIONE IN VITRO, QUELLI SOPRAVVISSUTI E QUELLI MORTI O CONGELATI

Il primo dato di carattere assoluto da cui non si può prescindere è quello del numero degli embrioni prodotti, di quelli morti nelle varie fasi di applicazione delle tecniche e dei bambini nati.

Sulla base della Relazione dell’anno precedente — che riportava, peraltro, dati parziali - si era ipotizzato il numero degli embrioni morti in diverse decine di migliaia, forse 80.000 l’anno.

I dati per calcolare questo dato sono quest’anno più precisi.

Nelle tecniche a fresco sono stati iniziati 33.244 cicli, di cui peraltro 3.864 sospesi prima del prelievo degli ovociti dalla donna.

I prelievi di ovociti sono avvenuti quindi in 29.380 cicli e il numero degli ovociti prelevati è pari a 209.236.

Secondo la relazione, di questi ovociti prelevati ne è stato inseminato il 36ǀ% (mentre un’altra percentuale è stata criocongelata): quindi gli ovociti inseminati ammontano nel 2005 a 76.999.

La relazione riferisce, poi, di 3.943 cicli interrotti dopo il prelievo e prima del trasferimento, di cui il 48ƽ% per mancata fertilizzazione degli ovociti. Si ricava a contrario il dato di cicli che sono stati interrotti pur in presenza della fertilizzazione degli ovociti femminili, pari al 51ƽ%, quindi pari a 2.030.

Ritenendo che la percentuale di fertilizzazione sia analoga a quella constatata per i cicli per i quali è avvenuto il trasferimento, questo numero di cicli corrisponde a 4.702 embrioni.

Vi è, quindi, un primo numero di 4.072 embrioni che, nel 2005, sono stati prodotti in vitro con le tecniche a fresco e non sono stati trasferiti nell’utero materno: essi, quindi, o sono stati crioconservati (circa 300, ma non si era detto che la crioconservazione era un’eccezione e dove sono questi bimbi!) o sono morti in vitro.

 

Passando, invece, ai cicli per i quali è avvenuto il trasferimento, essi ammontano a 25.402: nel 18ƿ% dei casi è stato trasferito un solo embrione (per complessivi 4.750 embrioni trasferiti), nel 30ǁ% dei casi sono stati trasferiti due embrioni (per complessivi 15.698 embrioni), mentre nel 50Ƽ% dei casi sono stati trasferiti tre embrioni (per complessivi 38.407 embrioni).

Il numero complessivo degli embrioni trasferiti ammonta, quindi, a 58.855.

Passando direttamente ai dati dei bambini nati vivi (prescindendo, per il momento, dai dati delle gravidanze….sappiamo la differenza fra gravidanza e bimbo in braccio!) essi sono indicati in 3.385 per 3.603 gravidanze di cui sono disponibili i dati di follow up (molte coppie, infatti, non riferiscono ai centri l’esito della gravidanza, una volta che la stessa è iniziata). Ipotizzando che l’esito delle gravidanze di cui non è noto il follow up sia analogo a quelle monitorate fino alla fine, si può ipotizzare che i bambini nati vivi siano stati 5.865.

 

Il dato complessivo delle tecniche a fresco è, in sintesi, il seguente:

- 4.072 embrioni prodotti e non trasferiti

- 58.855 embrioni prodotti e trasferiti per complessivi

- 62.927 embrioni prodotti

- 5.865 bambini nati vivi

- 57.062 embrioni prodotti e morti (o, in minima parte — forse 300 - congelati).

 

Nelle tecniche con l’utilizzo di ovociti o embrioni scongelati abbiamo i seguenti dati:

- 4.049 cicli

- 3.384 embrioni scongelati (si tratta di embrioni congelati prima dell’entrata in vigore della legge 40)

- 12.689 ovociti scongelati di cui 7.005 inseminati

- 2.261 trasferimenti a seguito di inseminazione di ovociti scongelati, con un numero presumibile di 5.237 embrioni trasferiti

- 8.621 embrioni tra scongelati e prodotti con ovociti congelati

- 451 gravidanze

- 264 bambini nati in relazione alle 325 gravidanze monitorate fino alla fine e, quindi, presumibilmente 366 bambini nati;

- 8.255 embrioni non sopravvissuti.

 

Il dato complessivo è il seguente:

- 71.548 embrioni prodotti o scongelati

- 6.231 bambini nati vivi

- 300 embrioni congelati

- 65.017 embrioni o feti morti, pari al 90ᆇ% degli embrioni prodotti

 

Se aumentiamo queste cifre del 10% tenendo conto dei centri che non hanno trasmesso i dati richiesti dal Registro Nazionale della PMA abbiamo:

- 78.702 embrioni prodotti

- 6.854 bambini nati vivi

- 330 embrioni congelati (più quelli pregressi e abbandonati….e dove sono?

 

 

71.518 embrioni o feti morti, pari al 90ᆇ% degli embrioni prodotti nel solo 2005!

 

Un’ ecatombe! Ma non si era detto che la legge 40 difendeva il concepito!

 

Guardiamo velocemente anche i dati delle donne con più di 40 anni., per quanto riguarda la fivet nessuna gravidanza iniziata. PAROLA DELLA RELAZIONE MINISTERIALE!

‘La fivet resta una potente sorgente di grandi speranze deluse, uno stato di cose in cui migliaia di donne ogni anno giocano di fortuna con una nuova tecnica e sono crudelmente deluse’, lo diceva già la Voluntary Licencing Authority nel 1988

(il registro nazionale’inglese ) ma noi prima americanisti e poi europeisti convinti arriviamo sempre dopo!

Dott.ssa Cinzia Baccaglini

Dott. Giacomo RocchiMembri del Comitato ‘Verità e Vita’

 

71.518 embrioni o feti morti, pari al 90ᆇ% degli embrioni prodotti nel solo 2005!

 

Un’ ecatombe! Ma non si era detto che la legge 40 difendeva il concepito!

 

Guardiamo velocemente anche i dati delle donne con più di 40 anni., per quanto riguarda la fivet nessuna gravidanza iniziata. PAROLA DELLA RELAZIONE MINISTERIALE!

‘La fivet resta una potente sorgente di grandi speranze deluse, uno stato di cose in cui migliaia di donne ogni anno giocano di fortuna con una nuova tecnica e sono crudelmente deluse’, lo diceva già la Voluntary Licencing Authority nel 1988

(il registro nazionale’inglese ) ma noi prima americanisti e poi europeisti convinti arriviamo sempre dopo!

Dott.ssa Cinzia Baccaglini

Dott. Giacomo RocchiMembri del Comitato ‘Verità e Vita’

 

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“Legge 40 sulla fecondazione artificiale: la produzione dell’uomo”.

Il volume raccoglie gli interventi di esperti di varie discipline, in campo scientifico, giuridico, tecnico, etico-religioso, filosofico e culturale, su un tema troppo spesso bistrattato da ideologie contrapposte, che raramente affrontano in modo corretto l’argomento, soprattutto per quanto riguarda i veri diritti del concepito: non essere prodotto ma concepito nell’amore e secondo natura, e per vivere (nella fivet statisticamente muoiono il 92-95% dei prodotti ed i pochi sopravvissuti hanno spesso grossi problemi).

Il libro, edito da Gribaudi, può essere acquistato presso ogni libreria al prezzo di copertina di € 10ᄰ, oppure presso il movimento per la Vita di Casale Monf.to, con notevoli sconti per chi ne acquista un certo numero.INTRODUZIONE

In questo libro, tratto dal convegno del 28 ottobre 2006 a Torino ed organizzato da Federvita Piemonte e Valle d’Aosta, si esamina la legge 40/2004 sulla fecondazione medicalmente assistita: gli autori cercheranno di dare chiare risposte ad una serie di domande che il grande dibattito degli ultimi anni ha suscitato nelle coscienze delle persone autenticamente sensibili.
Bisogna, però, innanzitutto precisare che tale dibattito nei mass-media è stato sempre scorretto, poichè quasi mai si è cercato di andare alla vera radice del problema: i diritti del bambino. Mentre ci si è soffermati a disquisire su omologa ed eterologa, saltando completamente la riflessione sulla legittimità della FIVET in sè. Si è sempre dato per scontato il diritto al ricorso a tali tecniche, preoccupandosi solo di regolarne l’uso. Desiderare un figlio è legittimo, ma pretenderlo ad ogni costo può diventare delittuoso verso i bambini: chiamare alla vita quindici o venti bambini sapendo che uno solo mediamente sopravviverà può essere un’operazione civile?.
• E’ un diritto la produzione dell’essere umano?
• La legge 40 tutela i diritti del bambino?
• E’ vero che non si può più congelare gli embrioni?
• E’ vero che non è possibile l’eterologa, come vieta la legge?
• Sono efficaci i divieti della legge 40?
• L’eterologa uccide più bambini dell’omologa?
• Sono efficaci le pene previste? E chi le dovrebbe comminare?
• Chi sono le coppie di fatto?
• Quali risultati raggiunge la FIVET rispetto al desiderio della coppia?
• La FIVET è la strada migliore per rispondere al desiderio di figlio?
• E´ giusto formulare delle leggi che toccano la radice stessa dei diritti naturali, partendo semplicemente dallo statu quo?
• Esiste ancora un diritto naturale a cui tutti possano far riferimento?
Queste e tante altre domande ci possiamo porre esaminando questa legge, e gli autori rispondono qui con puntualità e competenza.
Certo è molto ingiusto che si propongano leggi solo partendo dall’analisi della situazione di fatto e non tenendo conto del diritto naturale e dei diritti delle persone: così è avvenuto per la legge sul divorzio, come per la legge 194 sull’aborto e la storia si è ripetuta nella legge 40: avverrà anche per le coppie di fatto, gli omosessuali e l’eutanasia?
Non diventerà un best seller, ma quanti italiani avrebbero bisogno di leggerlo!
”Legge

   

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Qualche giorno fa ho partecipato a Roma, insieme ad altri relatori, ad un convegno nazionale dedicato alla fecondazione artificiale e alla legge 40/2004, che ha regolamentato la materia nel nostro Paese. In quella sede autorevole, in una università pontificia prestigiosa, ho avuto conferma di un fatto che giudico strano e allarmante: e cioè che, misteriosamente, nessuno – e intendo dire proprio nessuno – in questi mesi sta parlando della facoltà, prevista dalla legge 40, di rendere obiezione di coscienza alla fecondazione artificiale. Nel dibattito intorno alla legge sulla fivet si trova il modo di discutere di tutti gli aspetti particolari, pure importanti, e perfino dei dettagli, ma si preferisce lasciare da parte la questione di fondo. Quella che, per intenderci, chiamerei opzione fondamentale, e che risponde a una domanda ben precisa e stringente. E cioè: esiste una fecondazione artificiale moralmente e giuridicamente accettabile? La risposta, fondata su una serie di argomenti seri e ragionevoli, sta tutta in un monosillabo: no. Invece, a furia di discutere di fivet omologa o eterologa, di congelamento e diagnosi preimpianto, di coppie di fatto e omosessuali, si perde di vista il problema dei problemi, la scelta etica e giuridica dalla quale discendono poi tutte le singole decisioni: se si possa o non si possa, secondo retta coscienza, cooperare a una qualsiasi tecnica che comporti il concepimento extracorporeo di una nuova vita. La legge – l’unica nel nostro ordinamento insieme alla legge 194 del 1978 sull’aborto – prevede all’articolo 16 la facoltà di obiezione di coscienza per il personale sanitario. Si tratta di una previsione importantissima che rivela da un lato l’imbarazzo del legislatore di fronte a pratiche intrinsecamente antigiuridiche, e dall’altro determina un obbligo morale senza eccezioni per tutti i medici e gli infermieri cattolici – oltre alle persone di buona volontà – che in alcun modo possono partecipare a queste tecniche. L’obiezione di coscienza doveva essere resa entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, ma siccome l’articolo 16 è passato sotto totale silenzio, credo che nessuno abbia presentato tale istanza. Me ne chiesero conto alcuni medici durante una trasmissione radiofonica, poiché non sapevano a chi rivolgersi per avere indicazioni pastorali in merito. Ora l’obiezione può essere resa al direttore dell’azienda sanitaria o ospedaliera, o al direttore sanitario per le strutture private autorizzate o accreditate, e produrrà effetti entro un mese dalla presentazione stessa. Lo strano silenzio di cui parlavo all’inizio risulta ancor più inspiegabile se confrontato con quanto avvenne all’indomani dell’approvazione della legge 194 del 1978. Quando in Italia fu legalizzato l’aborto, l’episcopato assunse una posizione pubblica molto netta, con la quale ricordava le sanzioni canoniche per gli autori di un aborto procurato, ed esortava decisamente medici e infermieri a esprimere obiezione di coscienza a una legge iniqua. E’ legittimo attendersi – stante il chiaro insegnamento della Chiesa anche in materia di procreazione umana (si veda soprattutto Donum vitae e Catechismo della Chiesa cattolica) – che lo stesso obbligo sussista oggi rispetto alla legge sulla fecondazione artificiale. Poiché delle due l’una: o la fivet omologa, attuata a norma di legge, coincide con la buona pratica clinica secondo la Chiesa, e allora bisogna riscrivere il catechismo; oppure, ed è questa l’unica risposta seria, la fivet omologa rimane gravemente illecita e nessun cattolico deve praticarla. Stante poi, è ovvio, la libertà di sbagliare e di infischiarsene di questo monito. Perché mai di fronte alla legge 40 non si parla per nulla di obiezione di coscienza? Forse per la semplice ragione che il mondo cattolico appare impegnato, animato dalle migliori intenzioni, in uno sforzo apologetico che tende a sottolineare solo e soltanto gli aspetti positivi della norma approvata dal Parlamento italiano. Il che può avere senso se - lasciando da parte per un momento i principi, mettendo fra parentesi l’opzione fondamentale – si sostiene che la legge 40 è di gran lunga la meno permissiva in Europa; o che la legge contiene alcuni spunti innovativi rispetto alla tutela giuridica del non nato. E, ancor più pragmaticamente, si può capire che i cattolici non vogliano portare acqua al mulino diabolico dei radicali, che coerentemente con i tempi belli di Pannella-Bonino-Rutelli, non perdono l’occasione per fare anche quest’altra brutta battaglia per la morte degli innocenti. Ma, detto e riconosciuto tutto questo, rimane l’appuntamento più importante, quello con la verità tutta intera. Un appuntamento che il mondo cattolico non può mancare per ragioni di basso profilo strategico o politico. La legge 40 non è affatto una legge che salva i principi, ma che purtroppo si conferma intrinsecamente ingiusta, ancorché miglioratrice di una situazione de facto molto grave. La verità dunque ci obbliga a dire a tutti – a cominciare dalle strutture di ispirazione cristiana dove oggi si fa la fivet “secondo legge” – che è un grave dovere morale dire no a queste tecniche disumanizzanti attraverso lo strumento dell’obiezione di coscienza. Sarebbe bello se da domani i nostri pastori, i sacerdoti, gli educatori, i catechisti, i docenti universitari, e chiunque può parlare a qualcuno che può ascoltare, dicessero che la fecondazione artificiale si merita un semplicissimo ma fermo rifiuto. Che non costa per altro il martirio o il posto di lavoro, ma che si può ottenere in carrozza, invocando un articolo di quella stessa iniqua legge.

 

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PREMESSA

Il Comitato Verità e Vita e la Legge 40/2004

La legge n. 40 del 2004 recante ”Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” ha disciplinato le pratiche di fecondazione artificiale da molti anni in essere in Italia e nel mondo ed ampiamente tollerate. Il Comitato Verità e Vita da sempre ha espresso un giudizio nettamente negativo sulla legge, che ritiene legge ingiusta: essa, infatti, non proibisce la fecondazione artificiale extracorporea, ma si limita a regolarla stabilendo solo alcuni divieti e limiti per l’accesso, per di più in buona parte inefficaci. Le pratiche di fecondazione in vitro, nei decenni trascorsi dalla loro applicazione all’uomo, hanno ampiamente dimostrato la loro natura e i loro effetti antiumani ed occisivi: la loro applicazione presuppone che la maggior parte degli embrioni prodotti artificialmente sia destinata a morte certa, ritenendosi, quindi, che il desiderio degli adulti di giungere ad una gravidanza debba essere soddisfatto ad ogni costo, prevalendo sul diritto alla vita dei figli; contempla come procedura inevitabile quella di manipolazione e selezione degli embrioni, con una rigida applicazione di criteri eugenetici ed una inevitabile eliminazione di quelli ritenuti ”imperfetti” o malati, contribuendo così a rafforzare una mentalità di rifiuto del malato che è già ampiamente diffusa ed applicata con l’uso delle diagnosi prenatali in gravidanza; nega necessariamente la natura umana degli embrioni, considerandoli un mero prodotto ed affermando così il diritto degli adulti di sperimentare su di essi e di utilizzarli come materiale di studio; giunge, altrettanto inevitabilmente, a pratiche inique come quelle che mischiano il patrimonio genetico umano e animale. La legge n. 40 non ostacola che in minima parte queste pratiche e questa mentalità: permette la creazione artificiale e la morte di un altissimo numero di embrioni umani - diverse decine di migliaia di embrioni morti ogni anno, come si deduce dalla Relazione Ministeriale relativa all´anno 2005 - così smentendo nei fatti il riconoscimento dell´embrione come soggetto di diritto; nega il rispetto della loro dignità permettendo le pratiche di fecondazione in vitro e infine ”affida” la tutela degli embrioni nella fase della gravidanza alla legge n. 194/78 sull’aborto che, a sua volta, adottando pienamente il principio di autodeterminazione della donna, nega in radice il diritto alla vita del concepito. Il Comitato Verità e Vita ribadisce che l’unica legge giusta in questa materia è quella che vieta la fecondazione extracorporea, senza alcuna eccezione.La legge n. 40 prevede la redazione triennale di Linee Guida vincolanti per le strutture autorizzate: uno strumento operativo importante per attuare quanto più possibile i principi, i divieti e i limiti che il legislatore — pur ingiustamente consentendo le pratiche di fecondazione extracorporea — ha inteso dettare. Le prime linee guida approvate nel 2004 non potevano certamente modificare la integrale ingiustizia della regolamentazione disposta dal legislatore; potevano, però, quanto meno prevedere procedure e regole che rendessero effettivi, e non solo apparenti, i limiti e divieti previsti, contribuendo, così, a ridurre i casi di accesso alle tecniche e di conseguenza il numero degli embrioni prodotti e in buona parte destinati alla morte nonché a tutelare le coppie che lamentano un problema di infertilità. Ciò, invece, non è avvenuto se non per ipotesi limitate in conseguenza della violenta spinta degli operatori incapaci di accettare qualunque limite e regola: il tutto coerentemente con la natura delle pratiche di fecondazione artificiale che, essendo stati violati fin dall’inizio i limiti derivanti dal rispetto della vita e della dignità di ogni uomo, non permettono nemmeno di concepire una regolamentazione coattiva. Le spinte peggiorative si sono riproposte in vista della prima revisione triennale delle Linee Guida: si vuole recuperare la piena libertà di azione — sovrapproduzione, congelamento, selezione, soppressione, sperimentazione sugli embrioni — partendo da un’operazione semantica che pretende di negare la natura umana ai concepiti nelle prime ore di vita. Il Comitato Verità e Vita, pertanto, pur ribadendo la propria integrale contrarietà alla regolamentazione disposta dalla legge n. 40 e la necessità che essa venga abrogata e sostituita con una normativa che vieti le pratiche di fecondazione artificiale extracorporea, ritiene in questo frangente di poter proporre delle modifiche alle Linee Guida che — pur dovendo inevitabilmente rispettare il dettato della legge — permettano di ridurre il numero degli embrioni prodotti, riconoscere ciascuno di essi come titolari dei diritti riconosciuti dalla legge, rendere rigorosi i limiti all’accesso, vietare le pratiche pericolose.

   

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