Un approfondimento su una legge che nulla ha di buono.
A seguito di un articolo sul Cav della Mangiagalli di Milano pubblicato su Avvenire il 14-06-2009 (visionabile in fondo pagina), evidenziamo lettera al direttore di Avvenire, risposta della giornalista e replica di Domenico Ferro.
Caro Direttore, la prego di voler rettificare una frase non rispondente a verità contenuta nell’articolo sul Cav Mangiagalli di Lucia Bellaspiga pubblicato a pag. 3 dell’edizione di domenica 14 giugno. La frase a cui mi riferisco è: «È la famosa 194, citata di solito come ’legge sull’aborto’, in realtà intitolata in primo luogo ’Norme per la tutela sociale della maternità’, dove ’l’interruzione volontaria della gravidanza’ è solo l’ultima spiaggia». In realtà la legge è intitolata: " Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza". Leggendo l’articolo, invece, il lettore è indotto in errore, in quanto è spinto a credere che lo scopo della legge sia "la tutela sociale della maternità", mentre "l’interruzione volontaria della gravidanza" (traduzione in antilingua del termine "aborto", come ben evidenziò Pier Giorgio Liverani nel suo "Dizionario dell’antilingua") sembrerebbe quasi un evento non voluto dalla legge. E ciò, peraltro, si evince dal prosieguo dell’articolo. Secondo me, invece, la 194 è citata a ragione come "legge sull’aborto", in quanto, come certo lei saprà bene, il suo vero scopo è proprio l’istituzione del diritto all’aborto libero e gratuito, e tutte le parti sulla prevenzione e sulla tutela della maternità sono solo delle ipocrisie scritte - e peraltro mai applicate, anche perché per la loro violazione non è prevista alcuna sanzione - per ingannare gli sprovveduti. E ciò è dimostrato dai quasi 140.000 aborti volontari praticati ogni anno ( corrispondenti a circa il 25% delle gravidanze). La legge 194 è una legge integralmente iniqua e assassina, e non una buona legge applicata male, come invece - e ciò mi provoca molto dolore - vorrebbe far credere il suo giornale.
Domenico Ferro
Presidente FederVita Calabria
Risponde Lucia Bellaspiga
Gentile signor Ferro, se ogni legge inapplicata o disattesa fosse solo liquidata come ipocrita, sarebbe troppo comodo: noi riteniamo invece che i diritti vadano pretesi, specie quando appunto sono le leggi stesse a sancirli. La 194, come abbiamo più volte scritto e qui confermiamo, promette e non mantiene: dice infatti a chiare lettere che, prima di arrivare all’aborto (visto appunto come ultima spiaggia), il consultorio e la struttura socio-sanitaria devono aiutare la donna "a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, promuovere ogni intervento atto a sostenerla, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto". Il vero scandalo è che tutto ciò resti sulla carta, non che sia stato scritto. La frase che le provoca dolore, d’altra parte, non è farina del mio sacco ma dei miei intervistati, ovvero gli operatori dei Centri di aiuto alla Vita. Nessuna rettifica, dunque: se quella legge, divenuta irresponsabile scorciatoia per l’aborto, fosse applicata, molti di quei 140mila bambini verrebbero al mondo. Ed è questo che a noi provoca "molto dolore".
Replica Domenico Ferro
Gentile Direttore,
La ringrazio per aver pubblicato, sull’edizione del 21/6, la mia lettera sull’intervista al CAV Mangiagalli.
Ringrazio anche la signora Bellaspiga per avermi risposto.
Al riguardo ho l’impressione di non essere riuscito a spiegarmi adeguatamente, e vorrei approfittare ora per cercare di chiarire meglio ciò che intendo dire.
Una legge che vuole sancire un diritto contiene un precetto e una sanzione per chi non ubbidisce al precetto. Se manca la sanzione, il precetto rimane solo un’ipocrita proclamazione di un astratto principio. Questo lo capisce chiunque, anche senza essere un giurista. A maggior ragione lo sa bene il legislatore, che pertanto, se omette deliberatamente la sanzione, dimostra di non avere a cuore il diritto che vorrebbe far credere di voler sancire. Nel nostro caso, l’unico vero diritto sancito dalla 194 è, ripeto, quello all’aborto libero e gratuito. E’ questo dunque lo scopo della legge, e non certo la tutela della maternità. Questa, piaccia o no, è la verità. E non è vero che la legge è inapplicata: infatti il servizio di aborto (che, ripeto, è il vero scopo della 194) funziona alla grande! Di questo sono convinti molti nel Movimento per la Vita. Purtroppo non tutti, evidentemente. Ma se invece di dire la verità si dicono le bugie, si sta dalla parte degli assassini. Io sto dalla parte dei 370 bambini massacrati ogni giorno in applicazione della 194. Per questo grido la verità, sull’esempio degli insigni Maestri Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Perché non lo fa anche Lei, signora Bellaspiga, se davvero prova tanto dolore?
Distinti saluti.
Domenico Ferro
Presidente FederVita Calabria
Testo dell´articolo comparso su Avvenire il 14/06/2009 preso dall´archivio storico online del giornale:
"Il Cav Mangiagalli
In 25 anni undicimila bambini salvati Ma ci restano soltanto gli spiccioli
DA MILANO LUCIA BELLASPIGA
In 25 anni, fino al dicembre del 2008, undicimila bambini sono scampati alla morte per aborto nel solo Cav della Mangiagalli, il Centro di Aiuto alla Vita che opera all’interno del noto ospedale milanese. Undicimila figli di madri che per disperazione, solitudine o povertavevano scelto di rinunciare a loro. Non avranno la stessa fortuna tante madri e tanti figli del 2009, probabilmente: il Cav Mangiagalli dopo 25 anni di attivitsta per gettare la spugna. disperato l’allarme di Paola Bonzi, fondatrice e direttore del Centro:Siamo in bolletta, il che ci costringe a rimandare indietro d’ora in poi le giovani madri che busseranno alla nostra porta. L’altro giorno in consiglio direttivo abbiamo presentato i conti: risulta che in questo momento abbiamo in carico mamme e figli per 80mila euro, con 90mila euro in cassa. L’ultima donna l’abbiamo accettata l’altroieri, dopo di lei basta.
La parola fine sembra calare come una scure sulle speranze di vita di migliaia di bambini condannati a non nascere, perchsenza un aiuto concreto molte pidonne in difficoltsaranno indotte ad abortire. Non si capacita Paola Bonzi e non si capacitano gli operatori - psicologi, educatori, medici - che nel Cav Mangiagalli lavorano da anni.Ciche verra mancare a un esercito di donne italiane e straniere sarnon solo l’aiuto economico, che pio menonecessario al 90 per cento di loro - sottolinea il direttore - , ma ancor piil sostegno psicologico, questo snecessario a tutte. Sono madri confuse, abbandonate, sole, quelle che ricorrono a noi, ma da oggi se me ne arriva una sarcostretta a rimandarla gi. E quel gi lo pronunciacon la morte nel cuore: Noi siamo in un ospedale, le donne incinte ci arrivano su dal piano di sotto dove si erano presentate per abortire.... Una "risalita" fisica e spirituale insieme, con la disperazione che all’improvviso vede un ultimo spiraglio e la decisione di morte che puancora tramutarsi in vita, purchqualcuno ti tenda una mano. Da un piano all’altro non c’una corsia preferenziale o un iter automatico,qualche medico o ostetrica ce le manda su, come d’altra parte prevede la legge. Magari lo facessero tutti!.la famosa 194, citata di solito come "legge sull’aborto", in realtintitolata in primo luogo "Norme per la tutela sociale della maternit", dove "l’interruzione volontaria della gravidanza"solo l’ultima spiaggia. questo il paradosso,una legge ben costruita nella parte positiva ma non ha un finanziamento - spiega la fondatrice del Cav. L’articolo 5 dice chiaro che il consultorio e la struttura socio-sanitaria hanno il compito di esaminare tutte le soluzioni possibili per aiutare la madre a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, devono quindi offrirle tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Invece...
Grazie alle donazioni private e a qualche boccata d’ossigeno da Regione e Comune, fino a oggi il Cav Mangiagalli ha potuto dare a ogni donna un minimo di 200 euro al mese (tanto costa un posto letto in una casa in coabitazione), oltre alla spesa per mangiare, medicine, pannolini, abiti premaman, carrozzina, corredino per il bimbo, il tutto a partire da sei mesi prima della nascita e fino a un anno di vita, per un totale di 18 mesi. Significa che 500 mila euro bastano per mantenere solo cento donne. Proprio per tenere fede agli impegni già presi con centinaia di mamme, ora siamo costretti a dire alt. L’ultima che ce l’ha fattaun’italiana di 36 anni, affetta da una grave patologia che le ha fatto perdere il lavoro, Maria si era rivolta al consultorio pubblico, dove perse sei povero ti dicono che non hai diritto a tuo figlio: "se non ha soldi per mantenerlo non se lo pupermettere", le hanno detto semplicemente. L’assurdo che non ti aiutano a cercarli quei soldi, solo perchsei povero ti prospettano l’aborto come soluzione. Un figlio come la pelliccia: un articolo di lusso per soli ricchi. Grazie a un solo Cav undicimila vite hanno avuto la loro occasione. In futuro, chissà"



